Il documentario “Lo sci a Limone” di Barbara Allemand narra attraverso racconti e testimonianze le principali tappe dello sviluppo del paese come stazione turistica e sciistica di riferimento del basso Piemonte. Dalle prime esercitazioni sugli sci all’inizio del Novecento fino alla nascita del comprensorio della Riserva Bianca.

Gli Inizi

All’inizio del Novecento lo sci fa la sua comparsa a Limone come mezzo impiegato dai militari. Il quotidiano La Sentinella Delle Alpi racconta che il 4 marzo 1907 ci fu un’esibizione degli alpini “skiatori”, che da oltre un mese seguivano il corso annuale a Limone.

Al termine delle gare fu organizzato un gran ballo all’albergo della Posta (poi trasformato nell’hotel Touring, oggi sede del relais Fiocco di Neve).
Questa fu la prima manifestazione importante legata allo sci a Limone. Negli anni successivi le esibizioni dei militari si ripetono, aprendo anche ai civili, e il paese inizia a strutturarsi come località turistica invernale: nascono un circolo sportivo locale chiamato “Terrasole” con il quale si allenano alcuni atleti limonesi, e successivamente la Proloco e uno “Ski Club”.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, Limone inizia a guardare al neonato mercato dello sci come a una possibile fonte di reddito, facendo leva anche sulla sua strategica posizione topografica, che vanta la vicinanza con la Riviera ligure di Ponente e la Costa Azzurra. Limone all’inizio degli anni Venti, diventa “la montagna delle due riviere”.

Nel video il racconto di Domenico Clerico e la testimonianza di Catterina Orsini.

La Coppa Bottero

Nel 1928 venne organizzata la prima edizione della Coppa Bottero, una delle gare più importanti dell’epoca, dedicata alla memoria di Giovanni Battista Bottero, un oriundo limonese fondatore del quotidiano La Gazzetta del Popolo.

Con questa manifestazione, che si ripeterà negli anni a seguire, lo sci si radica profondamente nella società limonese che partecipa attivamente all’evento, come raccontano le testimonianze di Catterina Bottero e Catterina Orsini.

La gara, che coinvolgeva valligiani ed atleti iscritti alla FIS – Federazione Italiana dello sci, si svolgeva di domenica lungo un percorso fatto di salite e discese, con oltre 1.000 metri di dislivello: fino agli anni Trenta nelle competizioni non ci sarà, infatti, una chiara suddivisione tra discipline alpine e nordiche.

I Tre Amis

Nel 1929 tre amici appassionati di montagna, Cesare Beccati, Amilcare De Carli e Umberto Gandolfo (“Niculin”), costruiscono a circa 2000 metri di quota in regione Gherra il rifugio “Tre Amis”, una piccola capanna in legno che nel 1936 viene ristrutturata dalla neonata società FU.LI.SA., consentendo un aumento della capienza ad 80 posti.

Nello stesso periodo viene iniziata la costruzione del primo impianto a fune di tutta la zona, che verrà inaugurato nel 1937. Si tratta di uno slittone a fune bassa che collega il Valico del Tenda con la cima dei Gherra, consentendo l’accesso diretto ai grandi campi di sci sopra i 1.800 metri: una zona già conosciuta da tempo perché frequentata dagli scialpinisti.

Lo slittone del Tre Amis costituisce un passo importante perché è il primo tentativo di rendere disponibili nuovi tracciati in quota per la disputa delle gare di sci, consentendo anche al pubblico di essere presente.

Nel video il racconto dell’Avvocato Brunello Olivero.

La Slittovia del Feit

Nel 1938 entra in funzione a Limone una nuova slittovia che dal Campo Principe porta alla cima del Feit (Casetta Rossa): si tratta di un impianto di 550 metri di lunghezza con motore a nafta.
È più corta rispetto all’impianto del Colle di Tenda, ma dispone di due slittoni, modello va e vieni, ciascuno con portata di 12 persone.

Con l’entrata in guerra dell’Italia, i rapporti con la Francia cambiano radicalmente.
Nell’immediato Dopoguerra l’attività sciistica a Limone langue per almeno un anno. Se prima del conflitto il paese aveva vissuto un eccezionale sviluppo soprattutto per la sua posizione topografica e per le facili comunicazioni, nel 1945 ci si trova con le strade disastrate e la ferrovia Cuneo-Nizza distrutta (la linea verrà ripristinata solamente nel 1979).

Il primo importante evento del Dopoguerra legato al turismo invernale è la ripresa dell’attività della slittovia del Feit nel 1946, in contemporanea con una gara di discesa libera, la Coppa Carlo Dalmastro. Per la prima volta si utilizza un impianto di risalita per portare in quota i concorrenti di una gara.

La Fiaccola d’oro

Limone ritrova la sua identità dopo la guerra anche attraverso manifestazioni dal valore simbolico. Tra queste si annovera la Fiaccola d’oro, che fin dalla sua prima edizione nel 1947 si dimostra una gara molto partecipata dalla comunità locale, perché rappresenta un momento di ripartenza per i limonesi dell’attività legata al turismo invernale. La gara è mista: salita, fondo e discesa, e si svolge la sera del 24 dicembre (la scelta della data dimostra una maggiore attenzione agli abitanti rispetto ai turisti).

Nei racconti dei protagonisti di quella stagione emerge il coinvolgimento emotivo della popolazione nella manifestazione: tutti ricordano l'appuntamento natalizio con nostalgia e partecipazione.

Nel video la testimonianza di Catterina Bottero, Catterina Orsini, Andrea Dalmasso e Brunello Olivero.

Negli stessi anni si svolgono anche le prime edizioni del Giro Sciistico di Cuneo.

Le ragazze del fondo

Negli anni Cinquanta un gruppo di giovani limonesi spicca nel panorama del fondo femminile. Sono Margherita Bottero, Anna Tosello, Catterina Tosello, Elisabetta Astegiano, Elisabetta Bellone e Franca Bottero.

Sotto la guida dell’allenatore Severino Compagnoni, le atlete dello Sci Club Limone conquistano numerosi titoli italiani e ottimi piazzamenti in gare internazionali, dominando incontrastate per quasi un decennio la scena nazionale dello sci nordico.

Nonostante i brillanti risultati, alle sciatrici viene negata la partecipazione ai Campionati Mondiali del 1958 e alle Olimpiadi del 1960, per mancanza di fondi da parte della Federazione, che decide di investire sui campioni del fondo maschile e sullo sci di discesa.

La storia delle fondiste limonesi ha ispirato il romanzo “Tempo di anelli e di ragazze” di Domenico Clerico (2008, edito da Araba Fenice) , e il relativo adattamento cinematografico a cura di Barbara Allemand “Le ragazze di Limone” (2009, prodotto da Baracan).

Il Cros

Il Vallone del Cros, con il suo anfiteatro naturale che sovrasta il paese, ha sempre avuto un fascino particolare per i limonesi e per i turisti.

Nel 1947 un gruppo di cuneesi fonda la Sacit, Società Autonoma Cuneese Industrie Turistiche, e avvia i lavori per la costruzione di una moderna seggiovia che partendo dal paese arriva alle maire del Cros, a 1.493 metri. L’anno successivo l’impianto verrà messo in funzione: si tratta della prima seggiovia per Limone e anche del primo impianto di arroccamento, che partendo dal centro abitato porta alle piste in quota.

Negli anni seguenti l’area del Cros conosce un notevole sviluppo, con la costruzione di nuovi impianti e del ristorante-rifugio “Capanna Chiara”.

Nonostante il successo, il comprensorio dovrà fare i conti in futuro con alterne fortune dettate dalla particolare conformazione del vallone e le caratteristiche del suolo, che lo rendono poco idoneo alla pratica dello sci.

Il verificarsi di fenomeni naturali avversi e l’impossibilità di collegamento con il resto della Riserva Bianca, decreteranno la fine dell’attività del Cros nel 2002.

La società "Tre Amis"

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la slittovia del Colle di Tenda, a differenza di quella del Feit che rimase in esercizio, subì gravi danni tanto da non essere utilizzabile.

La zona a monte del valico torna a rivivere in chiave sciistica nel 1957, anno della fondazione della società “Tre Amis”, così chiamata in ricordo dei protagonisti della stagione che aveva dato inizio all’esperienza degli impianti in quella zona.

Con la neonata società viene messa in funzione la sciovia Gigante, inaugurata nel 1958, che segue il tracciato della vecchia slittovia, e successivamente viene costruita una manovia che collega l’arrivo del Gigante con la cima Gherra, battezzata dal pubblico con l’appellativo “il Fùrius”.

Nel video il racconto di Brunello Olivero e le testimonianze di Bartolomeo Tosello e Giuseppe Bottero.

Il Sole

Nel 1946 arriva a Limone Don Francesco Brondello: il parroco, originario di Valdieri, avrà un ruolo determinante nello sviluppo turistico di Limone. Per entrare in contatto con la comunità locale, Don Francesco impara a sciare e ben presto si rende conto che per potenziare l’economia locale e creare nuovi posti di lavoro con il turismo della neve sono necessarie nuove infrastrutture per la pratica dello sci.

In quel momento i comprensori del Colle di Tenda e del Cros non erano collegati al paese e questo rappresentava un punto di debolezza. Perciò Don Francesco insieme al Commendatore Giacomo Marro si fa promotore dello sviluppo di una nuova area a monte del Feit, che verrà chiamata “Sole”.

Nel 1957 partono i lavori per un nuovo impianto all’avanguardia, che entrerà in funzione l’anno seguente: una seggiovia monoposto, dotata di due motori elettrici indipendenti (la prima in Italia), con uno scalo a metà percorso e un piccolo bar all’arrivo in località Maire Buffe.

La Riserva Bianca

Nel ventennio tra il 1960 e il 1980, in cui l’Italia vive il suo momento di boom economico, anche a Limone si risvegliano i settori produttivi: il turismo invernale conosce un grande slancio, il mercato edilizio è in piena espansione, cresce il numero delle attività ricettive nel paese, si costituisce ufficialmente la nuova scuola di sci, gli impianti e le piste aumentano notevolmente e il comprensorio assume le caratteristiche che ha attualmente.

Nel 1976, anno in cui Limone ospita i Campionati Italiani Assoluti di sci alpino, si realizza finalmente il progetto di collegare le tre zone sciistiche (Limone “Sole”, Tre Amis e Limonetto) in un unico comprensorio sciistico.

Nasce così la Riserva Bianca.

Nel video il racconto di Brunello Olivero.

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